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I "riders" si incontrano domenica a Bologna

foto©DANNY CAMINAL / FERRAN SENDRA diariodeleon.es
Riders, in questo caso, non sta per centauri o motociclisti ma per coloro i quali effettuano consegne in bicicletta per piattaforme come JustEat, Glovo, Foodora, Deliveroo e chi più ne ha più ne metta. Ciclo-fattorini, chiamiamoli così, i lavoratori collegati tramite app a una delle piattaforme sopracitate che consegnano in bicicletta il cibo di ristoranti convenzionati direttamente a casa di chi ne fa richiesta. Il fenomeno è in vertiginosa espansione e, come spesso accade, di fronte ad un'ascesa così repentina si nascondono ombre lunghe.

Nella nota diffusa via Facebook dalla pagina Riders Union Bologna si legge: 
«Sono ormai due anni che in tutta Europa i riders dei servizi di food delivery via app hanno alzato la testa e reclamato diritti e retribuzioni migliori. In tante città sono nati spontaneamente gruppi o collettivi di lavoratori e lavoratrici che hanno smascherato la retorica delle piattaforme secondo la quale la cosiddetta gig economy sarebbe fatta di lavoretti volutamente saltuari, attività piacevoli, maggiore libertà. Questa narrazione, utile a inquadrare i riders come presunti autonomi su cui scaricare tutti i costi d'impresa, nasconde in realtà il dispotismo dell'algoritmo, i diritti negati, il ricatto del rating aziendale, la mancanza di tutele e sicurezza, le paghe sempre più basse».
I riders lavorano a cottimo, in sostanza. Nel 2016, infatti, i lavoratori torinesi di «Foodora, che consegnano a domicilio il cibo di ristoranti convenzionati, scioperavano contro un cambio di contratto». «Durante l'estate avevano chiesto che fossero riconosciute loro convenzioni con meccanici dal momento che le frequenti riparazioni riducevano già il magro compenso di 5€ lordi l'ora. A settembre il compenso orario è stato sostituito a 2,70€ a consegna», riportiamo lo scritto e il primo sciopero italiano dei ciclo-fattorini da Lavoretti di Riccardo Staglianò, pubblicato da Einaudi proprio quest'anno.
«Il lavoro non è finito - dicono i riders che si riuniranno a Bologna - non è diventato un gioco o un libero scambio, ha solo cambiato forme, tempi e luoghi: la gig economy si presenta come il futuro del lavoro, ma questo futuro non è scritto e i/le riders hanno deciso di reclamare il loro diritto ad un lavoro e una vita migliori. Vogliamo essere protagonisti di un cambiamento senza delegarlo a nessuno o aspettare che piova dall'alto. Anche in Italia i servizi di food delivery sono in forte espansione e ci sono state importanti mobilitazioni in questi anni che hanno portato alla ribalta del dibattito pubblico queste nuove economie. Dal processo contro Foodora a Torino alle mobilitazioni di Milano fino all'esperimento di contrattazione metropolitana a Bologna, sono diverse le strade intraprese dai riders per auto-organizzarsi e reclamare i propri diritti».

Le proteste d'oltralpe
Le proteste dei riders, in effetti, stanno imperversando in tutta Europa: in Francia, ad esempio, nel corso dell'estate 2017, si è verificato un massiccio scollegamento dei pony express dall'applicazione di Deliveroo e recentemente stanno facendo notizia le assemblee e i comitati spontanei di lavoratori che si stanno creando per chiedere condizioni e salari dignitosi. Sono nati, così, i CLAP: collettivo di fattorini autonomi parigini. Un articolo di Jean-Philippe Martin, tradotto dalla redazione del «Manifesto» e pubblicato nel supplemento «Le Monde Diplomatique», riporta il fatto che ha fatto conoscere i CLAP alla stampa e ai francesi:
«L'agosto del 2017, verso sera, delle grandi casse isotermiche verdi e grigie si assembrano sotto la statua della Repubblica a Parigi. Accanto a questa arrivata improvvisata decine di ciclo-fattorini per la consegna di pasti a domicilio, tutti auto-imprenditori che lavorano sotto i colori della multinazionale britannica Deliveroo, appoggiano i gomiti sui manubri delle loro biciclette. Dal punto di vista giuridico, non essendo dipendenti ma lavoratori autonomi, non sono in sciopero: sono "sconnessi". "Chi sono i padroni?" chiede ironico Jerome Pimot, cofondatore del CLAP. "D'Accordo, siamo noi i padroni. Dobbiamo fare gli imprenditori? Benissimo! Ma solo quando saremo uniti avremo l'opportunità di comandare"».

La protesta francese è nata a causa della volontà della «normalizzazione» da parte di Deliveroo sui prezzi delle consegne: 5,75€ l'una. «Una provocazione», per i CLAP che vogliono «garanzie orarie su una base simile a quella in vigore per i lavoratori dipendenti: 15€ l'ora e 20€ nelle ore di punta fra  le 12:00 e le 14:00 e tra le 19:00 e le 21:00». 

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