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«Casa, lavoro, sanità pubblica per tutti», pacifisti e socialisti in corsa per la California

Fonte: © PSL Facebook Page

Non solo democratici e repubblicani: ci sono anche i socialisti e i pacifisti (qui tutti i candidati). 
Questo, il segnale lanciato da Gloria la Riva e Nathalie Hrizi, rispettivamente candidate per la carica di Governatore e di Insurance Commissioner, in vista delle elezioni in California, grazie all'accordo fra il PFP (Peace and Freedom party) e il PSL (Party for Socialism and Liberation) di cui la candidata governatrice è presidente. Il “tandem” fra i due partiti non è nuovo dato che alle elezioni Presidenziali del 2016 si ripropose la stessa alleanza in alcuni Stati americani e la California fu tra questi.

Le elezioni
In California, infatti, il 5 giugno 2018 si terrà il primo turno delle elezioni che decreteranno i due sfidanti alle tornata del 9 novembre: il Governatore uscente Jerry Brown (Partito Democratico) non potrà ricandidarsi né essere eletto per un quinto mandato, come sancisce la legge. 

Una prima tornata elettorale si terrà il 5 giugno, come ricordato, in cui si potranno votare tutti i candidati che si sono presentati alle elezioni, indipendentemente dal partito
Gli elettori potranno votare qualsiasi candidato: i primi due arrivati procedono alle elezioni generali di novembre, indipendentemente dal fatto che un candidato riesca a ricevere la maggioranza dei voti espressi nelle elezioni primarie. 

La candidatura
«Casa, lavoro, sanità pubblica per tutti», questo lo slogan della già candidata alle Presidenziali e ora candidata Governatrice Gloria la Riva: «porteremo la voce della classe lavoratrice nell’agone elettorale». 

Se da un lato il fenomeno dei “third parties” risulta essere sempre marginale nell’ambito del bipartitismo americano, dalle ultime presidenziali qualcosa si sta muovendo e il sistema inizia a scricchiolare. Il PSL nel 2016 ha ricevuto più di 50.000 voti, nulla se si paragona ai voti di altri third parties ben più forti come il Partito Verde e il Libertarian. Se raffrontato, però, col dato delle presidenziali del 2012, in cui PSL e PFP non riuscivano a raggiungere neanche i 10.000 voti e ad essere rappresentato in soli 10 stati, l'incremento rappresenta un bel “balzo in avanti”, per citare Mao Tse Tung.

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