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Afrin, i curdi delle YPG resistono agli attacchi dell'esercito turco

foto: © afnnews
Continuano incessanti i combattimenti nel cantone di Afrin e nelle colline attorno la città fra Esercito Turco e YPG/YPJ, le Unità di Protezione del popolo degli uomini e delle donne curde. Il 28 gennaio, in un comunicato ufficiale, le YPG hanno comunicato di aver condotto una «operazione speciale» in cui le forze curde «sono riuscite a riprendere le posizioni che erano state precedentemente occupate dall’Esercito occupatore turco, coadiuvato dal supporto dei terroristi affiliati ad esso».

Nel corso dell’operazione «gli sforzi delle truppe turche si sono concentrati, così come quelli dei gruppi terroristici affiliati (Al Qaida, Al Nusra e Faylaq al-Sham), si sono concentrati sulla collina Kevire Kerr», nel distretto di Rajo, cantone di Afrin, «al fine di riprenderne il controllo». Per farlo, continua il comunicato, l’esercito turco «ha usato ogni tipo di bombardamento dall’aria, includendo jet, elicotteri e bombe al napalm, bandite a livello internazionale».


Nonostante gli sforzi militari messi in atto dall’esercito turco, le YPG comunicano di aver ripreso il pieno controllo della zona: «promettiamo al nostro popolo di resistere fino alla fine, a qualunque costo, in qualsiasi circostanza».



Afrin è una piccola cittadina che si trova nella Siria settentrionale nella zona del Rojava, regione divenuta famosa per essere il contenitore amministrativo e geografico di cui fa parte Kobane, la città che più è balzata agli onori delle cronache (anche occidentali) nel corso degli anni in cui è stata tenuta d'assedio dalle milizie di Daesh.


«Afrin è attualmente circondata di nemici», come hanno affermato accademici e attivisti per i diritti umani di tutto il mondo, primo fra tutti Noam Chomsky, tanto dall'esercito turco quanto dai «gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia», citando Al-Qaida tra di essi. Il Presidente Turco Recep Tayyp Erdogan è passato dalle minacce ai fatti, attaccando i curdi delle YPG e YPJ, i quali collaborano con l'esercito americano.


Tuttavia, nonostante le schermaglie a distanza, Trump e Erdogan non arrivano allo scontro militare e i curdi non sono mai stati appoggiati realmente (Kobane ne è un esempio) dall'aviazione o da truppe di terra statunitensi: lo Stato Maggiore USA, infatti, durante i giorni più duri di Aleppo e Homs dichiarò il proprio appoggio all'Esercito di Liberazione Siriano, ovvero una perifrasi per nascondere la maschera del terrorismo jihadista che oggi combatte i curdi a fianco della Turchia.

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