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Referendum Brexit: la storia non si ferma, né per l'Uk né per l'Europa

Con il Brexit pare che nel Regno Unito abbia vinto la democrazia. Nel bene come nel male. Nonostante il terrorismo mediatico e finanziario sul rischio Brexit. Nonostante l'omicidio della deputata laburista Jo Cox commesso da un fascistoide britannico.

Ora ci sono 2-3 anni di percorso per confermare questa scelta. Borse e mercati non sono contenti ma non è solo questo il problema. Altri Paesi europei potrebbero chiedere un referendum per uscire. Da noi leghisti e estrema destra ricominceranno a soffiare sul fuoco, dall'alto dei loro proclami sgonfi di progettualità.


Bandiera logorata dell'Unione Europea. Foto di PeterBe su Pixabay licenza CC0 Public Domain

Brexit: gli effetti nel Regno Unito e nell'Europa


Ma anche nello stesso Regno Unito le cose si complicano. Innanzitutto Cameron sta affermando che a ottobre ci sarà un nuovo primo ministro. Non quindi nuove elezioni ma un avvicendamento. Probabilmente sarà l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, che ha puntato tutto sull'euroscetticismo. Cosa che fece lo stesso Cameron, salvo poi realizzare un accordo con l'Europa conveniente, così da riproporre un europeismo di facciata che non ha convinto i cittadini inglesi e gallesi. Ora Johnson potrebbe fare come Renzi che ha cacciato Enrico Letta dal governo per sostituirlo

Invece la Scozia si ritrova più europeista di prima, perché più nazionalista di prima. Probabilmente il partito progressista Snp chiederà un nuovo referendum per la separazione della Scozia dalla corona britannica, chiedendo contestualmente di restare nell'Unione Europea. L'obiettivo, stavolta, è più vicino rispetto al 2014 quando la secessione fu respinta.

Anche l'Irlanda del Nord è stata più per il no alla Brexit e anche questo potrebbe avere delle ripercussioni dalla portata storica. Il vicepremier del Nord Irlanda è del Sinn Feinn, partito di sinistra e nazionalista. Ha affermato la necesità di un referendum per la riunificazione con l'Irlanda, dove anche qui il Sinn Feinn è forte. Eire cattolica, Ulster protestante, due culture che si sono fatte la guerra e che ora potrebbero fare definitivamente la pace?

Questi sommovimenti potrebbero rafforzare il percorso separatista di altre aree europee, come Catalogna e Paesi Baschi in Spagna, come il Belgio diviso tra fiamminghi di cultura olandese e valloni di cultura francese e chissà che anche in Italia non ci sia un nuovo ritorno di fiamma di secessionismo. I confini degli Stati Europei potrebbero in pochi anni vedere dei grandi cambiamenti.

L'Unione Europea ora deve fare ordine. Non si è costretti a stare assieme politicamente: chi ci crede deve proporre un nuovo progetto politico che vada oltre le mere questioni economico-finanziarie. Una proposta è creare da una parte una Federazione europea, con un parlamento, un governo, politiche comuni, moneta unica (volendo anche ripensando una doppia circolazione con le monete locali). Chi non è d'accordo può firmare singoli accordi bilaterali per rimanere nell'area della Comunità europea, senza far parte del progetto politico. Che significa niente europarlamentari, niente decisioni sulle questioni europee, niente veti.

Chissà. Chissà anche se alla fine la Gran Bretagna veramente porterà a termine la sua uscita dall'Europa. Che questo serva da lezione: ora serve un colpo di reni e riorganizzare un progetto squisitamente politico per l'Europa, Bce e Euro non bastano, anzi. Serve trovare soluzioni comuni per la questione migranti, gli accordi come Ttip, il welfare. Perché il fatto che molti di noi si siano dispiaciuti per la scelta britannica significa che in fondo un po' cittadini europei ci si sente, insieme nelle differenze.

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