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Turchia al voto: il potere di Erdogan contro i curdi e Hdp

Dossier Turchia nei giorni delle nuove elezioni. Erdogan, il suo potere, le sue ambizioni. I curdi, le minoranze, la sinistra turca. I perché, i collegamenti, dove sta andando il Paese al confine tra mondo europeo e mondo mediorientale.


kurds want peace turkey erdogan. Foto di

La Turchia di Erdogan ha deciso di attaccare l'Isis e il Pkk. Potremmo anche dire, vista la sproporzione degli interventi, che con la scusa di attaccare anche l'Isis se la prende con i curdi del Pkk, che a sua volta reagisce contro i militari turchi in maniera violenta, riprendendo la lotta armata abbandonata definitivamente nel 2013.

Il paradosso è che in passato mentre cercava un accordo per il cessate il fuoco con i curdi pare abbia favorito le azioni dell'Isis in Siria, dove la parte kurda sta lottando per fermare gli estremisti islamici proclamando cantoni autonomi in autogestione.

Perché l'islamista autoritario Recep Tayyip Erdoğan si sta concentrando contro il Pkk? Ci sono varie ragioni che si intrecciano in questo momento storico.


Alle elezioni di giugno 2015 il partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) di Erdogan non è riuscito ad avere la maggioranza assoluta come in passato, proprio in un momento delicato per la nazione turca, poiché Erdogan voleva trasformare la Turchia in un sistema presidenziale con lui a capo di tutto. Il colpaccio è saltato perché per la prima volta è entrato in parlamento, dove vige una soglia elettorale del 10 per cento, il Partito del popolo democratico (Hdp). Hdp è un partito che nasce nel Kurdistan turco, di ispirazione autonomista e progressita, tanto da puntare alla parità dei sessi - è il partito che ha fatto eleggere più donne - e al riconoscimento dei diversi generi sessuali.

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Diamo ora uno sguardo alla geopolitica. Il Kurdistan è un luogo geografico non riconosciuto come stato, diviso tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. La destabilizzazione in medio oriente ha portato al riconoscimento di una regione kurda autonoma in Irak mentre in Siria si è arrivati alla nascita di cantoni autonomi e del Rojava.
Questo significa che i curdi possono avere un'area geografica riconoscibile anche dal punto di vista politico, un embrione che potrebbe portare un giorno alla nascita di un'entità statale. Un'evoluzione fortemente osteggiata sia dall'Iran che, appunto, dalla Turchia, perché porterebbe alla perdita di alcuni territori dei due stati.

Per questo motivo si può capire la motivazione per cui la Turchia sta attaccando i kurdi del Pkk, uccidendo anche civili nei villaggi autogestiti con il sistema del Rojava. Perché la domanda da porsi sarebbe: se la Turchia è contro Isis e i kurdi altrettanto, perché la Turchia e l'occidente non aiutano i curdi?
Gli Stati Uniti hanno avuto l'ok per l'appoggio militare su alcune basi in Turchia, l'Isis è stato denunciato abbia potuto passare il confine turco per le azioni di guerriglia contro i curdi, la Turchia si concentra sugli attacchi al Pkk kurdo. Unendo i punti il disegno si fa più nitido.

Erdogan ora crede che i kurdi possano fare passi falsi, soprattutto durante la campagna elettorale, per poi additarli come nemici dello stato e magari attivare la procedura di scioglimento di Hdp, come alcuni temono e come il Partito repubblicano del popolo (Chp) ha negato debba accadere. Questo è un partito di centrosinistra erede del partito del regime di Mustafa Kemal detto Ataturk (che significa Padre della patria turca), che ha il suo bacino di voti nella parte occidentale e costiera della Turchia, soprattutto le grandi città come Istanbul. Il Chp dovrebbe decidere come impostare la sua politica, compresa quella delle alleanze. Le elezioni sono vicine e in quelle di giugno hanno ottenuto un magro 24 per cento contro il 40 (deludente) di Akp, il 16 della destra nazionalista di Mhp e il 13 di Hdp. Oltre a una grande coalizione con Erdogan l'unica opzione possibile per il Chp di andare al governo è allearsi con il curdo Hdp ma questo significherebbe dover fare concessioni per una maggiore autonomia delle regioni a maggioranza curda, dove Hdp ormai detiene la maggioranza. Una piccola rivoluzione per un partito comunque nazionalista che in passato ha guidato uno Stato che ha lottato i kurdi che cercavano l'indipendenza.

Ma forse, vista la concorrenza a sinistra, anche Chp potrebbe essere tentato di abbandonare i curdi al proprio destino, sia per aumentare i seggi alle prossime elezioni qualora Hdp non riesca nuovamente a entrare in parlamento, sia per un eventuale accordo con Erdogan.
L'importante è non fare male i conti con l'oste: Chp è un partito coinvolto in scandali e problemi che gli hanno fatto diminuire i consensi, Hdp è un partito che prende ormai voti in tutta la Turchia e potrebbe quindi anche aumentarli nelle zone più occidentali, con una mentalità più europea.

La verità è che il popolo turco, dopo anni di crescita, non vuole una situazine di stallo e potrebbe essere tentato, come accaduto in Gran Bretagna, di rinnovare la fiducia a Akp per un governo monocolore di maggioranza, scalciando in questo modo i curdi progressisti di Hdp dal parlamento.

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Ma cos'è il Pkk? Stiamo parlando del Partito dei lavoratori del Kurdistan, organizzazione politica di ispirazione comunista che da 15 anni ha deciso di perseguire la politica del confederalismo democratico. Il Pkk è guidato da Abdullah Öcalan, leader curdo-turco che sta scontando un ergastolo in Turchia, scampando alla pena di morte, a causa della lotta violenta del Pkk che portò ad essere identificato come organizzazione terroristica. Dal 2013 fu importante la scelta di abbandonare definitivamente la lotta armata ma con le azioni portate avanti da Erdogan il Pkk risulta che abbia ricominciato l'uso di atti violenti contro militari e forze dell'ordine turche.

Il legame di Öcalan con l'Italia riguarda il 1998, quando il leader kurdo è in fuga dall'arresto e chiede asilo politico dal neo governo italiano guidato da Massimo D'Alema. Alla fine non viene concesso, così si sposta in Kenya dove però viene fermato nel 1999 dai servizi segreti turchi.

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