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Syriza e Tsipras: dalle stelle alle stalle in soli sei mesi

Era febbraio quando sembrava incredibile che la Grecia avesse il primo governo di sinistra, anzi di sinistra radicale (Syriza è un acronimo che significa "Coalizione della sinistra radicale"). Tante aspettative e molte promesse, come il programma di Salonicco, poi i problemi. Alcune cose sono state fatte, come il ripristino della televisione di Stato Ert e del reintegro dei giornalisti e dipendenti licenziati, l'aumento del salario minimo, la non pignorabilità della prima casa, altre no.

Il volto di Tsipras, murale. Foto di Thierry Ehrmann sotto licenza Creative Commons.


In poche settimane è nato un braccio di ferro con le istituzioni europee e la cosiddetta Trojka che ha portato quasi alla rottura e a una possibile uscita della Grecia dall'Euro, tanto che il primo ministro greco andò da Putin per accordi commerciali e fiannziari. La strategia di Yanis Varoufakis, allora ministro dell'economia, era spingere l'Europa a un accordo per togliere la morsa suicida in cui si era incastrata la Grecia per l'abnorme quantità di debiti e interessi da pagare, cosa che la stava portando al collasso. Varoufakis era addirittura disposto ad uscire dall'euro: in questo modo potevano svincolarsi dal pagare i creditori ma al contempo i parametri finanziari ne avrebbero subito. In realtà stava cercando di ragionare su una valuta alternativa da far circolare insieme all'euro, cosa che ha rischiato di portarlo a processo per alto tradimento.

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Tsipras invece non era disposto a tanto, anche perché il popolo greco è ancora europeista e pro-euro. Ancora in questo periodo Syriza veniva data in crescita rispetto al 36 per cento ottenuto alle elezioni di inizio 2015, in grado addirittura di governare da solo, così come la popolarità di Alexis Tsipras. Alla fine il governo della Grecia, guidato da Syriza e dai nazionalisti di Anel, ha ottenuto rinvii dei pagamenti, abbassamento degli interessi ma Tsipras doveva rinunciare ad alcune delle riforme che voleva realizzare. Il referendum sul piano proposto alla Grecia, con la vittoria dei no, non ha portato poi a un netto rifiuto del governo. Il capitolamento ha portato alle dimissioni di Varoufakis e in piena estate alla decisione di riandare ad elezioni.

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Ora è cambiato tutto. La rottura di Varoufakis, i litigi in Syriza, la spaccatura in tre del partito con una parte che è uscita sbattendo la porta e creando "Unità Popolare" ha nuociuto al consenso del partito guidato da Tsipras. Talmente tanto che ora i sondaggi non danno più Syriza nettamente in vantaggio bensì un testa a testa con la destra moderata di Nuova Democrazia. Il che è paradossale visto che molti dei problemi che ha dovuto gestire il governo Tsipras provengono proprio dalle scelte dei conservatori, oltre che della sinistra moderata del Pasok (che ora lotta per rimanere sopra la soglia di sbarramento del 3 per cento e in Parlamento).

Tsipras ha deciso di tornare al voto per avere un mandato più forte ma in realtà potrebbe averne uno più debole. Potrebbe rischiare di dover fare una grande coalizione, o una coalizione plurale, se non addirittura finire all'opposizione e lasciar fare agli altri.

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