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Stereotipi e luoghi comuni sugli immigrati che nascondono le tristi verità

Le continue notizie di cronaca con al centro episodi di intolleranza e di discriminazione nei confronti degli immigrati, portano alla luce una situazione grave, che merita di essere analizzata. Innanzitutto, quanto sono veri gli stereotipi che ruotano intorno agli stranieri? 


Immigrants. Immagine di Minnesota Historical Society su Flickr, licenza 2.0 Creative Commons

Il momento storico-culturale italiano è uno dei più delicati di sempre; xenofobia e razzismo, sono due temi sempre più frequenti nei dibattiti che interessano l’italiano medio, fomentati da movimenti politici "populisti" (nel senso che gli viene attribuito in questi anni; vedi significato originario di populismo), che hanno individuato nella caccia allo straniero il capro espiatorio per risolvere tutti i problemi dell’Italia; questa isteria collettiva è anche alimentata dai mass-media che deformano la realtà per fini scopi commerciali.


Per scardinare questa dinamica bisognerebbe combattere i pregiudizi che ci sta inculcando questo sistema. Sta a noi sconfiggere questi luoghi comuni. Come fare? Raccontando la verità cosi come è, senza distorcerla. Cominciamo con dei semplici esempi; come si può considerare il fatto che tutti gli immigrati che giungono in Italia con i barconi siano affiliati ai movimenti terroristici? I flussi migratori esistono da sempre, da molto prima dell’epoca dei barconi fatiscenti; non per questo però qualche decennio fa, il nesso tra migrante e terrorismo era così scontato; tanti migranti giungono da paesi che non hanno mai registrato episodi di terrorismo di stampo fondamentalista.


Questa becera generalizzazione rischia naturalmente di creare un clima di intolleranza, anche verso i bambini; spesso, questo atteggiamento, ci porta a rimanere indifferenti di fronte ad un corpo che galleggia in acqua, considerando quell’essere vivente solamente un numero, uno in meno da mantenere. Un altro semplice esempio. Si possono considerare tutti gli immigrati come nullafacenti e mantenuti dallo Stato? Piuttosto che generalizzare per sentito dire si dovrebbe pensare a come gli immigrati regolarizzati partecipino attivamente al mantenimento dello Stato stesso, producendo tasse per miliardi di euro.

La maggior parte di loro effettua lavori umili, faticosi e sottopagati (motivo per cui gli italiani non vogliono più farli), sfruttati dal datore di lavoro o peggio dai caporali. Il fenomeno del caporalato è un fenomeno infatti tutto nostrano: le condizioni lavorative di chi lavora nei campi quotidianamente, sotto il sole e per pochi euro al giorno, sono sotto gli occhi di tutti, ma nessuno interviene attivamente perché evidentemente è un sistema che fa comodo a troppi. E se questo sistema si bloccasse? Probabilmente l’economia italiana cesserebbe in parte di funzionare. In tutto ciò non bisogna dimenticare come la maggior parte dei migranti che transitano in Italia sia composta di persone che scappano da teatri di guerra e di povertà.

Immigrazione in Canada nel 2001. L'Italia è ai primi posti. Immagine di Wikipedia su licenza Creative Commons

Nel 2014 si sono registrati circa 60 milioni di migranti costretti a lasciare le loro case coattamente; sempre nello scorso anno, quotidianamente sono diventati rifugiati circa 43mila persone. Tutto ciò è dovuto al fatto che negli ultimi 5 anni sono scoppiati o si sono riattivati 15 conflitti. Tutti questi dati andrebbero tenuti da conto quando si guardano con disgusto i rifugiati che incontriamo sulla nostra strada. Non dimentichiamo che se i paesi occidentali non fossero intervenuti con le loro fantomatiche missioni di pace in molti scenari extraeuropei, queste escalation di flussi migratori probabilmente non sarebbero state cosi copiose. I migranti che giungono in Italia inoltre sono solo in transito: le loro mete finali infatti sono spesso i paesi scandinavi o la Germania.

Combattere questo clima d’odio è necessario e doveroso, ma senza l’aiuto dei mezzi di comunicazione e delle istituzioni tutto ciò sembra veramente impossibile. In un epoca in cui sembra che la sensibilità dell’essere umano ed il rispetto del prossimo siano quasi pari a zero, bisognerebbe invertire questa tendenza, diffondendo uno spirito di fratellanza e di generosità nell’aiutare il prossimo, superando le barriere ed i confini fittizi che dividono le culture, non scordando mai che siamo tutti cittadini del mondo e non esistono cittadini più o meno importanti rispetto ad altri.

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