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Io, al festival del Cinema di Venezia come membro di una giuria protestante

Una giuria protestante per il premio interreligioso al film che meglio rappresenta i temi legati alla religione. Testimonianza per Nuova Repubblica di Thanat Pagliani, giovane aspirante regista e metodista.

 

Il Leone d'Oro, premio del Festival del Cinela di Venezia. Foto di Sailko su Wikipedia con licenza Creative Commons


Il Cinema con la C maiuscola racconta la realtà, la società con le sue contraddizioni, ma soprattutto l’uomo con tutti i suoi conflitti. Questo è essenzialmente il cinema d’autore, tipo di cinema che troviamo raramente nelle multisale dove invece troviamo invece maggiormente produzioni hollywoodiane. Il cinema d’autore ha modo di farsi conoscere nei festival cinematografici, come quelli di Berlino, Cannes e Venezia. Recentemente ho avuto l’occasione di partecipare al festival del cinema di Venezia, noto anche come La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

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Fin da piccolo sognavo di andare al festival del cinema di Venezia, ma non potevo andarci perché all’epoca ero minorenne e i festival cinematografici sono vietati ai minori di 18 anni. Quest’anno sono stato contattato da Gianna Urizio dell’associazione protestante cinema “Roberto Sbaffi” per chiedermi se io, in quanto metodista, volevo far parte di una giuria interreligiosa alla 72 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

In quanto giurato Interfilm, Associazione Internazionale Protestante Cinema, avevo una lista di film da vedere per il premio interreligioso. Questi film da visionare facevano parte sia di quelli in Concorso che quelli della sezione Orizzonti.

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Tra tutti i film che ho visto vorrei citarne alcuni che ho ritenuto interessanti.
Heart of The Dog di Laurie Anderson è un film filosofico, un flusso di coscienza della regista. Remember di Atom Egoyan parla della memoria e della Shoah, un thriller che ricorda molto Memento di Christopher Nolan. Beasts of No Nation di Cary Fukunaga (noto regista per aver diretto la prima stagione di True Detective) ci mostra la guerra civile nigeriana vista dal punto di vista di un bambino che è costretto a diventare un soldato per sopravvivere. Francofonia di Alexandre Sokurov ci mostra come la cultura può unire due nemici come un direttore francese del Louvre e un ufficiale nazista durante il conflitto. Behemoth di Zaho Liang, che ha vinto il Green Drop Award come film più attento ai temi ambientali di questa edizione, è un documentario con un’ottima fotografia che ci mostra come l’uomo distrugge se stesso con la modernità, ispirandosi alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Pecore in erba di Alberto Caviglia è un mockumentary che parla dell’antisemitismo al giorno d’oggi attraverso la satira. Un monstruo de mil cabezas di Rodrigo Plà narra di una donna che lotta contro la sua assicurazione per salvare la vita di suo marito, usando uno stile originale. Wednesday, May 9 di Vahid Jalilvand è un ottimo esempio di cinema iraniano neorealista. Infine, Krigen di Tobias Lindholn è un film danese bellico che ci mostra l’assurdità della guerra, ma anche l’umanità del protagonista.


Dopo dieci giorni di discussione con altri due membri della giuria, un pastore tedesco e una pastora svizzera, siamo riusciti a trovare il film che meritava il premio Interfilm per la promozione del dialogo interreligioso: Wednesday, May 9 di Vahid Jalilvand. E’ una pellicola iraniana che ci mostra quanto è importante dare senza chiedere niente. Questo vuol dire essere Jalal, il protagonista che è interpretato dallo stesso regista, e tutti dovremmo essere un Jalal. Il film è inoltre una lode all’essere umano. Fortunatamente, Wednesday, May 9 avrà una distribuzione italiana e perciò esorto tutti a vederlo quando uscirà.

L’esperienza al festival è stato molto importante e una formazione per me che voglio fare il regista. Ho potuto capire quali storie sono essenziali per fare Cinema e il tipo di stile che serve. Spero un ritorno al festival l’anno prossimo, magari tra qualche anno con un mio film.

Thanat Pagliani



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