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Immigrazione e nazionalismo: i pericoli “nascosti” di un potenziale mix letale

Il sogno europeo si infrange sotto le pressioni dell'immigrazione? Le parole di Martin Luther King in "I have a dream" tornano più che mai attuali mentre la Gran Bretagna ragiona sul limitare persino l'immigrazione tra cittadini europei, come noi italiani. In Italia intanto invochiamo ruspe.


Immagine di geralt via Pixabay con Licenza: CC0 Public Domain

“Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento.” 

Sono alcune delle parole che Martin luther King pronunciò più di 50 anni fa nel suo celeberrimo discorso, noto ai più, per l'inciso: “I have a dream” Io ho un sogno.
Queste frasi però sono più che mai attuali se ,anziché pensare all'America, ci si sofferma a riflettere sull'Europa. La dichiarazione del ministro dell'interno del governo Cameron Theresa May suona letteralmente come l'inizio della fine. La ministra inglese ha infatti affermato: "L'Unione europea deve tornare ai suoi principi originari" e la "libertà di movimento" va interpretata come "la libertà di trasferirsi con un lavoro". L’immigrazione intraeuropea,  continua la May, è più che raddoppiata dal 2010 ad oggi raggiungendo livelli di guardia ed è diventata "non sostenibile", nonché responsabile di una eccesiva "pressione sulle infrastrutture come case e trasporti e i servizi pubblici come scuole ed ospedali. La ministra prosegue poi ribadendo che "ridurre l'immigrazione al netto dall'Ue non significa un mancato rispetto del principio di libera circolazione. A parer suo, quando è stata deliberata, libera circolazione significava libertà di spostarsi per lavorare, non libertà di attraversare le frontiere per cercare un lavoro o usufruire delle politiche previdenziali, giù le mani dal “nostro” welfare insomma e in altre parole “statevene a casa vostra”.

Abbiamo dunque patenti europee, lauree europee, documenti di identità europei ma non siamo più cittadini europei, siamo tornati ad essere semplicemente inglesi, francesi, tedeschi o italiani e soprattutto estranei o inutili zavorre se non siamo in grado di dimostrare la nostra produttività . Cioè se non siamo un investimento economico conveniente non meritiamo nessun sostegno, perdiamo ogni diritto, veniamo sottilmente equiparati ad una merce : se non siamo “sostenibili” è necessario abbandonarci al nostro destino. Come contro-altare però siamo vessati da anni da un debito pubblico che esiste e cresce soprattutto perchè si possa far parte di una unica comunità : la comunità europea , l'UE appunto. L'Europa legifera su una bella fetta della nostra politica interna ed estera decidendo perfino come dobbiamo fare il formaggio perchè è necessaria una uniformità tra gli stati che permetta di essere uno stato unico.

A questo punto suona abbastanza paradossale parlare di Unione Europea da un lato e Nazionalismo esagerato dall' altro. O siamo un' unico stato o non lo siamo e su questo concordo con la ministra: basta prenderci in giro; mettiamo tutte le carte in tavola e chiediamoci se l'Ue abbia ancora ragione di esistere o meno. Dietro a questa mossa squisitamente politica si nasconde infatti una altra e ben più pericolosa minaccia. Il blocco totale all'accoglienza di profughi e rifugiati; tra le righe la ministra infatti ha detto “ Non possiamo regolare correttamente i flussi migratori perchè a causa della “libera circolazione” non possiamo blindare le frontiere”.

Il fine ultimo quindi è quello di chiudere le porte alla solidarietà, alle vittime di guerre e persecuzioni, che se la cavino da soli , a casa loro. La linea di fondo degli inglesi sulla situazione dei profughi si era già capita guardando alla gestione di Calais insieme alla Francia. Contemporaneamente anche l'Ungheria ha chiarito da che parte pende l'ago della bilancia con la costruzione del muro di filo spinato presidiato dalle forze armate e ultimato in questi giorni.

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A casa nostra invece ci pensa la Lega di Salvini a invocare ruspe ed esecuzioni per tutti gli sporchi profughi che invadono le nostre terre. Intanto le stime dell' Oim ci dicono che oltre 2000 persone sono morte solo quest'anno cercando di raggiungere le nostre coste. Uomini donne e bambini in fuga da miseria e dolore. Non sono buonista ne stupida. Sono perfettamente conscia del fatto che gli immigrati non siano tutti bravi e buoni, che tra di loro si nascondono anche potenziali delinquenti, ma questo non è dovuto al luogo dal quale provengono ma al semplice fatto che in un numeroso gruppo di esseri umani, al di là della loro origine è probabile trovare tanto persone oneste quanto disoneste.

Il punto nevralgico della cosa però è che concentrandoci sulla “sostenibilità” degli individui dimentichiamo la loro “umanità”. E' in corso in questi giorni una inchiesta sul caporalato in Puglia dove una bracciante ha perso la vita per un lavoro pagato 2 euro l'ora. Un lavoro e una paga nota a tutti ma coperta da omertà e indifferenza perchè quando si diventa troppo occupati a difendere il proprio orto non si vede più al di là del proprio naso, non si difende più alcun diritto perchè non si è più un gruppo che lotta ma delle isole egoiste e tanto più deboli quanto più sole. Vogliamo davvero un futuro senza nessuna garanzia, in cui il nostro valore sarà solo ed esclusivamente commerciale? Proviamo a chiedercelo adesso prima che sia davvero troppo tardi.

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