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Dossier antisemitismo in Italia, ancora persiste.

In Europa l'antisemitismo torna con rigurgiti antiebraici, dalle credenze sugli ebrei nate nel Medioevo al loro rapporto con il mondo capitalista, il ruolo di movimenti neonazisti e partiti xenofobi al dibattito su un rafforzamento della legislazione sull'apologia di fascismo. Un dossier per non dimenticare i mostri generati nel XX secolo con l'Olocausto.

 

Striscioni antisemiti. Foto da grognards2011.blogspot.it

L’antisemitismo è un sentimento ancora ben radicato; dal contesto internazionale emerge come le capitali europee abbiano aperto nuovamente le porte all’antiebraismo. La dimostrazione sono gli atti vandalici, le manifestazioni anti-israeliane, la proliferazione di partiti razzisti e xenofobi che spesso occupano posti di potere operando una politica discriminatoria nei confronti degli stranieri. I sondaggi attuali confermano che negli europei persiste un certo antiebraismo: circa un quinto della popolazione italiana è convinto che gli ebrei influenzino le scelte economiche e politiche dei governi dei rispettivi Paesi; in Polonia si arriva a metà della popolazione.

Ma come è possibile tutto ciò? Facciamo un passo indietro.
I pregiudizi contro gli ebrei, creati a tavolino come tutti gli stereotipi, sono vecchi di secoli. Che gli ebrei vengano identificati come avidi usurai è una credenza medievale, quando essi erano costretti ad intraprendere il mestiere di finanziatori. L’idea della potenza e dell’influenza ebraica sugli equilibri politici ed economici mondiali fa parte dell’ideologia antisemita. Uno dei fattori che influì sul mito della “cospirazione ebraica”, fu lo status acquisito dagli ebrei in seguito all’emancipazione ebraica: essi ebbero così l'occasione di affacciarsi al mondo del lavoro e del capitalismo. Questo inserimento danneggiò i ceti borghesi e diede vita ad invidie e competizioni. Il successo ed il potere conseguito, fece sorgere l’idea che gli ebrei fossero i promotori dei nuovi assetti economici e politici. Essi vennero così accusati di essere gli autori di un piano complottistico volto a soggiogare il mondo.
Coloro che intravedono nella religione ebraica solamente le infinite prescrizioni del rituale ebraico, hanno una visione ristretta della stessa; chi pensa così dimentica che gli ebrei 1500 anni fa affrancavano gli schiavi ogni 7 anni e le donne erano tutelate.

"Il lavoro ti libera". Foto da Wikipedia


Nel nostro paese la situazione è particolare: attualmente l’antisemitismo, come le altre discriminazioni, si sviluppa prevalentemente online. L’Italia purtroppo ne detiene il triste primato tra i paesi europei. Solo 6 anni fa i siti “razzisti” erano 836 mentre un anno dopo erano schizzati a 1172, con un aumento del 40%. Secondo una relazione della Commissione Affari Costituzionali ed Esteri, il 44% degli italiani manifesta opinioni ostili agli ebrei. Ma come è possibile tutto ciò?

Non bisogna sottovalutare il ruolo dei partiti e dei movimenti neonazisti e xenofobi italiani, a cui si è permesso di proliferare nei decenni scorsi in barba alla legge Scelba del 1952, che punisce l’apologia del fascismo e di conseguenza l’atteggiamento razzista italiano. I militanti di questi movimenti, rifacendosi al nazifascismo, rivendicano teorie antisemite attraverso la rottura dei rapporti con Israele ed il perseguimento del principio di autodeterminazione, come nel caso della Palestina per esempio. Alcuni confluiscono nell'organizzazione neonazista Militia, protagonista di minacce e di episodi di razzismo verso la comunità ebraica; proprio per questo il reato contestato ai loro militanti è spesso l'associazione a delinquere di idee fondate sull’odio razziale. Fortunatamente questi movimenti sono rimasti circoscritti, ma ciclicamente il parlamento italiano si ritrova a discutere dell’opportunità e della necessità di introdurre all’interno dell’ordinamento giuridico il reato di negazionismo.

Il pericolo di un ritorno di un nuovo fascismo con il rischio di una continua diffusione di idee xenofobe è quanto mai attuale; un episodio che conferma questa posizione è una sentenza della Cassazione che nel 2012 ha confermato, nei confronti di due simpatizzanti di un movimento di estrema destra, una condanna per aver  praticato dei gesti fascisti. Sembrerebbe automatico arginare questi rigurgiti ma tutto ciò in Italia non succede, anzi. Intorno all’apologia di fascismo ed alla necessità di introduzione del reato di negazionismo si è fomentato un dibattito sulla necessità di garantire la libertà di pensiero e di opinione, diritti garantiti dalla costituzione; in un’ottica liberale qualsiasi reato d’opinione sarebbe un attentato alle libertà personali. Proprio i partiti neofascisti hanno nei loro programmi politici l’abolizione di questa legge.

L’ostentazione di queste teorie, può rischiare di minare definitivamente la solidità della nostra memoria storica e culturale, per questo si deve impedire in tutti i modi che queste teorie si diffondano in modo errato soprattutto se influenzano il clima politico. Si tratterebbe però di una battaglia che non deve essere combattuta tanto sul piano sanzionatorio quanto su quello culturale. La funzione della memoria è quella di non far percepire come totalmente estranea la cultura ebraica. Pregiudizi, intolleranza, ignoranza e accanimento per ciò che è diverso, creano questo clima d’odio diffondendosi nella nostra cultura, per colpa di una politica sempre più alla ricerca di un becero riscontro elettorale. Ricordiamoci che siamo il paese che ha permesso a Erik Priebke di lavorare ed essere celebrato al suo funerale dai nostalgici neonazisti. Per questo, è necessario che si fortifichi la memoria del “mai più”.

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