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Azionariato popolare: soluzione contro il logorìo del calcio moderno


La tifoseria dell'ASD Ardita sulla tribuna del 'Nicolino Usai' di Pietralata (Roma)
Foto di ©Roberto Proietto

L'azionariato popolare, in Italia, è ancora un fenomeno nato da relativamente poco tempo, tuttavia si sta diffondendo a macchia d'olio e in un buon numero di regioni del Paese: i toscani del Centro Storico Lebowski, ad esempio, hanno per poco mancato la quarta promozione consecutiva perdendo per due a zero l'ultimo scoglio dei playoff contro il Donocratico. In ogni caso la squadra grigionera ha scalato rapidamente diverse categorie del dilettantismo ritrovandosi a lottare per la Promozione, supportata sempre dal suo nutrito gruppo di sostenitori, come scriveva Fabio Belli per il 'Nuovo Corriere Laziale' nello speciale ‘Pop Football' di qualche mese fa: «C’è chi giura di aver visto stipate a Firenze per una partita di prima categoria almeno 1000 persone nella leggendaria curva ‘Moana pozzi’ del Centro Storico Lebowski, club che rivendica le proprie radici antirazziste e antifasciste e anche un pizzico di goliardia, come suggerisce il nome di battaglia dei propri aficionados».



Il calcio popolare, dunque, si sta affermando come rifiuto del cosiddetto "calcio moderno", quello delle pay tv, come si dice dalle parti dell'ASD Ardita, squadra che milita nella Terza Categoria romana.
Proprio i gialloneri avevano indirizzato una lettera ai tifosi del Parma riguardo la situazione poco felice - per usare un eufemismo - a cui stava andando incontro la squadra: «Le squadre sono gestite come aziende, la passione ridotta ad una tessera, la socialità tramutata in pay-tv, un bel gol non serve a vincere ma ad aumentare gli zeri sui contratti. […] Salvate il Parma ma fatelo con le vostre mani. Non vi fidate di un sistema che vi ha tradito e che vuole accompagnarvi al fallimento. Non potete fallire perché la passione che vi spinge è più forte dei loro interessi».
Ma questi, in effetti, sono solo alcuni esempi, giacché l'ASD Quartograd (Campania) ha avuto uno sviluppo ed una crescita esponenziale negli ultimi anni: i campani, infatti, hanno subito lo stesso destino del Centro Storico Lebowski, costretti a rimanere in Prima Categoria a causa di una sconfitta nella finalissima playoff contro la Sangiovannese.

All'estero, però, la situazione è ben diversa.

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La storia dell'Fc United of Manchester


Broadhurst Park è uno stadio che può ospitare quattromila e quattrocento persone: è situato nel distretto di Moston della città di Manchester, in Inghilterra, e sarà il campo dove disputerà le proprie partite l’FC United of Manchester nel corso della stagione 2015/2016.
Lo stadio è stato completato nel Maggio di quest’anno ed è stato inaugurato con una partita fra la squadra di casa e la compagine portoghese del Benfica.
La particolarità di questo stadio non sta tanto nell’impianto in sé ma da chi e come stato costruito: il Broadhurst Park è totalmente di proprietà dell’FC United of Manchester e la squadra, a sua volta, è gestita dai tifosi che le hanno dato vita esattamente dieci anni fa.

Tuttavia, è bene dare qualche cenno che gioverà al lettore che non ha mai sentito parlare di questa squadra: l’FC United of Manchester nasce, come prima detto, nel 2005 da un’iniziativa di un gruppo di tifosi del ben più celebre Manchester United, contrariati dal fatto che la loro squadra fosse stata acquistata da Malcom Glezer, facoltoso imprenditore statunitense di origini lituane recentemente scomparso.
Un gruppo di sostenitori, dunque, s’è messo in cammino autonomamente ed ha abbracciato l’idea, costruendola giorno dopo giorno, di mettere in piedi una nuova squadra che sì partisse dal basso ma che avesse l’ambizione di raggiungere alte vette del calcio inglese: nasce così, dunque, l’FC United of Manchester. La squadra viene ammessa a partecipare il campionato di seconda divisione della North West Counties Football League, ovvero il Campionato di Calcio delle contee del Nord-ovest: decimo livello del calcio inglese, il più basso.

La squadra di calcio popolare, nel corso della prima stagione ottiene un ottimo secondo posto che, tuttavia, non la fa scattare nella ‘premier division’ del campionato: l’anno successivo sarà quello della promozione.
Ancora un’altra promozione, poi, e per sette anni l’FC United of Manchester è parte integrante del settimo livello del calcio inglese: la Northern Premier League, sfiorando il passaggio al campionato successivo in più di un’occasione dal 2010 in poi, arrivata solo nel corso di questa stagione.
Il prossimo anno sarà quello della National League North e del debutto nel nuovo stadio. I fondi stimati per la sua realizzazione sono stati reperiti da azioni della squadra, quote dei soci sostenitori il l’FC United of Manchester (compresa attività di crowdfunding) più un prestito del consiglio comunale della città di Manchester.

Azione e prassi dell’azionariato popolare, sia perdonato il bisticcio: la squadra è dei tifosi e lo stadio è di proprietà del club stesso, ovvero, quando l’ottimismo della volontà sconfigge il pessimismo della realtà circostante.

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