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Ttip: in Germania protestano, in Italia disinteresse (quasi) totale




Monaco di Baviera è stata invasa da un corteo di protesta: migliaia di cittadini hanno deciso di sfilare per farsi sentire in occasione del G7 ospitato nel castello di Elmau in Baviera (le foto nell'articolo sono della manifestazione in esclusiva per Nuova Repubblica). Molti si sono lamentati della incredibile spesa di 130 milioni per questo evento con i leader politici dei più importanti Stati del mondo. Un'altra lamentela consiste nell'assenza alla riunione finesettimanale della Russia (una volta era g8), Paese con cui la Germania ha sempre tenuto rapporti più morbidi rispetto al resto dell'Occidente.

La manifestazione bavarese ha attirato ambientalisti e oppositori del Ttip (Trattato transatlantico su commercio e investimenti), il discusso trattato tra Stati Uniti (presenti al g7) e Europa.
La richiesta è più attenzione all'ambiente e al clima, più attenzione al sociale e dire un secco no a questo Ttip. Un trattato che sulla carta doveva servire per creare standard unici di leggi e regole sulla commercializzazione di prodotti tra le due aree, mentre il lato oscuro è rappresentato dalla possibilità delle multinazionali di fare ricorso a decisioni prese da singoli Stati nei confronti di tribunali privati, che potranno smentire le decisioni nazionali e dar ragione alle esigenze delle aziende. Il rischio è di perdere sovranità e quindi democrazia, lasciando decidere alle multinazionali come muoversi in ambito economico.
La Germania e l'Austria si sono attivati da tempo con una protesta popolare, molto meno in Italia dove comunque è presente una campagna di sensibilizzazione denominata Stop Ttip Italia.





Ora nel Parlamento Europeo i socialdemocratici sembrano aver frenato sul voto al Ttip (che fino a poco tempo fa rappresentava accordi realizzati in segreto) e si sono allontanati dai popolari di centrodestra per avvicinarsi alle posizioni dei Verdi (in Italia i Verdi oltre ad essere un partito molto piccolo non ha aperto una seria discussione sul tema).

Eppure è proprio l'Italia uno dei Paesi che dovrebbero farsi sentire di più sulla questione, visto che ha un'economia in buona parte fondata su prodotti particolari e tradizionali più che di tipo industriale, come accade ad esempio negli Stati Uniti. Nemmeno col semestre di presidente Ue guidato da Matteo Renzi si è aperto un dibattito pubblico sul tema, rimandendo invece rinchiusi nei pollai politici del cosidetti talk show  fatti di urla e rimpalli di responsabilità.


"Stop al turbo-capitalismo, piccolo è bello" recita il cartello



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