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La solidarietà della selfie-generation

Un primo maggio incastonato tra l'Expo e la violenza di presunti anarchici, un primo maggio con le polemiche sulla censura che ci sarebbe stata sul palco di piazza San Giovanni. Ma soprattutto il primo maggio dedicato alla solidarietà, pensando ai migranti che tentano una vita migliore, più libera, venendo in Europa. La visita a Pozzallo dei leader dei tre maggiori sindacati (due sono donne) andava proprio in questo senso.

Ho scelto un tema apparentemente semplice e universale come quello della solidarietà e un target generazionale non ancora contaminato dalla disillusione e l’amarezza dei miei coetanei.

Immagine da www.multiplemayhemmamma.com


Mi aspettavo risposte viscerali tipiche dei giovani, risposte ridicole e risposte sagge, punti di vista radicali o mitigati, tradizionalisti o progressivi.

Nell’ epoca del #social #sharing continuo, si è completamente smarrita la capacità e la voglia di condividere la vita. Negli anni della #globalizzazione, anni  in cui mangiamo il sushi bevendo il berlucchi su poltrone di design, ammirando quadri postmoderni e ascoltando musica barocca riarrangiata in chiave rock non siamo più in grado nemmeno di immaginare di interagire o interessarci a qualcosa che vada al di là del nostro naso. Dai terremoti , ai genocidi, ai maltrattamenti sugli animali, ai disordini vergognosi visti ieri a Milano; tutto sembra lontanissimo da noi, tutto ciò che non ci coinvolge direttamente è visto quasi come un film, qualcosa che succede tra i nostri vari intervalli di celebrità, qualcosa a cui assistere ma con la quale è impossibile anche solo pensare di interagire e che si è incapaci di trasmettere o raccontare, si può solo registrare, fare dirette Periscope e poi dimenticare. Si possono narrare solo storie singole ma prodotte in serie.



Video realizzato durante il primio maggio a piazza San Giovanni
da Adrian Accardo, Gloriana Giammartino, Thanat Pagliani, Silvia Zacchi

Di certo non mi aspettavo risposte tanto piatte e stereotipate ma soprattutto tanto povere di profondità.

Era innegabilmente inquietante quanto la voglia di apparire in video fosse inversamente proporzionale alla capacità di esprimere un’opinione che, giusta o sbagliata che fosse, esulasse dalla fiera delle banalità. Inoltre anche quelli che cercavano di argomentare raccontavano una solidarietà basata sul proprio microcosmo, la propria cerchia di amici e null’altro.

D’ altra parte i selfie si fanno da soli e oltre un certo raggio non arrivano dunque  “ca van sans dire“, “ai posteri l’ardua sentenza”

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