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AltraScuola o BuonaScuola?



Il 12 marzo gli studenti di tutta Italia si sono riuniti in piazza, sfilando a sostegno dell'iniziativa legislativa popolare sulla riforma della scuola (LIP), meglio nota con lo slogan #AltraScuola. La sera stessa il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto BuonaScuola, la riforma dell'istruzione proposta dal Governo Renzi. 

Cosa ha spinto studenti, docenti e liberi cittadini ad unire le proprie idee e arrivare a redigere un testo di legge da proporre al governo, ben sapendo che queste iniziative spesso rimangono ferme ad occupare un posto in più nei polverosi cassetti di Montecitorio, spesso non arrivando nemmeno alla discussione in aula? La voglia di non arrendersi a provvedimenti previsti all'interno del testo di legge governativo, dai più viste come neo-liberiste e suscettibili di peggiorare la già pessima situazione dell'Istruzione italiana. Le critiche alla legge in questione vengono fatte soprattutto riguardo a tre questioni: l'assunzione dei docenti, le risorse e il ruolo dei dirigenti scolastici. 


1. Assunzione docenti
Il testo di legge propone in teoria l'assunzione entro settembre 2015 di 150,000 unità, nel tentativo di svuotare le GAE, le cosiddette Graduatorie Ad Esaurimento. Ottimo si direbbe a primo impatto. Cosa c'è che non va? Innanzitutto il fatto che tra i numeri in teoria e nella pratica ci sarà una differenza di circa 50.000 unità, di cui ancora non è ben definita la destinazione finale. Inoltre, dopo aver coperto i posti vacanti, rimarrebbero non posizionati più di 50.000 docenti, suscettibili di essere posizionati in materie non di propria competenza (demansionamento?), andando a dare un duro colpo alla qualità dell'insegnamento. Senza contare che se è vero che verrebbero eliminati i precari, è anche vero che molti di loro si trasformerebbero in disoccupati. Il primo giudizio è un nì. 

2. Risorse economiche
La questione qui è seria. La tv, i media, ci propinano sempre servizi e inchieste sullo stato pietoso in cui versano le nostre scuole, sul degrado in cui sono costretti a studiare gli allievi delle nostre scuole pubbliche. Tutto questo dovrebbe far presumere un incentivo nelle risorse concesse al pubblico, risorse certe e cospicue. Cosa è previsto invece dal testo di legge del Governo? Sgravi fiscali a chi iscrive il proprio pargolo in una scuola paritaria/privata. Così si vuole incentivare il miglioramento della scuola pubblica, stimolando l'utilizzo del privato? Qui ci sentiamo di apporre un deciso NO. 

3. Ruolo dirigenti scolastici
La riforma BuonaScuola trasforma i dirigenti scolastici in amministratori delegati. Gli viene concesso quasi un super-potere, la capacità di gestire in piena autonomia (in barba quindi ai principi democratici che almeno nella scuola dovrebbero vigere) le risorse economiche ma non solo, anche e soprattutto quelle umane. Un preside quindi che assume come un'azienda farebbe, non basandosi quindi solo su titoli ed esperienza, ma anche su elementi personali che se sono rilevanti nel privato, nel pubblico non dovrebbero incidere. Anche qui un no è d'obbligo.

La LIP dal canto suo che propone? Il primo articolo del testo di legge parla di "scuola pubblica, laica e pluralista", una scuola che miri ad eliminare le differenze e a diffondere il principio della gestione democratica della vita di gruppo. Già su questi punti sembra netta la differenza con la fantomatica BuonaScuola. Tutto questo chiaramente influisce sulle assunzioni e sui dirigenti, dandone una visione più realistica e attenta alle esigenze e della scuola ma anche delle singole individualità che hanno investito tempo e denaro nella formazione e che rischiano di vedere il proprio lavoro messo in discussione. Inoltre leggendo la proposta di legge è chiara l'impostazione a favore del pubblico: risorse certe, non inferiori al 6% del PIL nazionale, e una nuova gestione che spinga le famiglie a rivalutare il pubblico, senza cadere nella trappola del "privato=migliore".

Se vogliamo che questo Paese migliori dobbiamo fare leva su quello che è la base di un buon cittadino, e cioè una buona istruzione. Possibilmente pubblica e accessibile a tutti. 
Una scuola buona davvero tiene conto soprattutto del parere di chi ne fa parte. 

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