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Libia, Isis, guerra: da Gheddafi a cosa?

L'Isis è arrivato in Libia, minaccia l'Italia ("Siamo a Sud di Roma", ok accendi il Tom Tom così è più facile, verrebbe da rispondere) e l'occidente si sta preparando per un intervento. L'Italia di Renzi per ora frena ma si propone come mediatrice e guida per la risoluzione della situazione, per cui si potrebbe chiedere supporto a Egitto e Algeria.



La buona notizia, diciamo così, è che si parla di missione Onu e non Nato o altro.
Ora possiamo passare alle cattive.

La questione è stata gestita male fin dal principio. L'intervento contro Gheddafi è stato innanzitutto una scusa per i "vivi e vibranti" - per dirla alla Napolitano - interessi in gioco (non a caso l'ex raìs lisciava il pelo "all'amico" Berlusconi e viceversa), sfruttando l'onda delle primavere arabe. Le mire 'colonialiste' dell'occidente del XXI secolo rendono quelle di Giolitti e Pelloux quasi ridicole.
L'interventismo continua poi a coprire errori precedenti sempre causa di interventismo. Investire (sprecare) tanti soldi in eserciti e armamenti e abbandonare le comunità e società al loro destino, tranne piccole eccezioni, è abbastanza squallido e aiuta la propaganda dell'estremismo islamico contro "le false libertà occidentali".

Sarkozy giocava con i caccia Mirage in garage in attesa di mandarli in parata a Tripoli, con tanto di fuochi d'artificio. In tutto ciò le (120 e più) tribù libiche sono esplose non appena la tensione si è allentata. Alla caduta di Gheddafi non si è poi proceduto a indicare una "road map" per arrivare ad un governo stabile.



I "territori - occupati" dall'Islamic State, nei territori in cui governava Gheddafi, sono pari a 2 (due esattamente due) e già oggi vengono riportate fonti (tra l'altro citate sui giornali italiani, una stranezza di questo periodo) per cui l'esercito di Misurata avrebbe sconfitto lo Stato Islamico, a cui si aggiunge la sconfitta delle città perse post-Kobane sul fronte siriano per mano del Pkk (Partito dei lavoratori Curdi e dell'esercito di Kobane stessa. Comunque sia un'entità come l'Islamic State può avere presa su una società spaccata come quella libica (sebbene la popolazione non tenda al fondamentalismo islamico), così come accaduto in alcune aree di Iraq e Siria.

L'Italia ha comprato i 90 F35, aerei tra l'altro difettosi, nonostante Renzi criticò questa operazione, ovviamente quando era solo sindaco di Firenze. Viste queste spese e i tagli se si va in Libia per lo meno ci si dovrebbe ritirare in Afghanistan, una fallimentare azione militare che va avanti da solo 14 anni...

Comunque, le amare domande conclusive: chi ci assicura che un intervento Onu (seppur non Nato per fortuna) in Libia darà gli stessi risultati della missione Unifil in Libano, ben più calibrata? Ma soprattutto "chi" si va a combattere? Si va a combattere lo stesso nemico che produceva le inesistenti armi di distruzione di massa, per cui si mostravano le provette alle riunioni internazionali?

Per approfondire: "Cosa è successo in Libia?" di arabpress.it

Redazionale di Emanuele, Fabio, Giada, Marco


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