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CSM vs. Di Matteo: la storia si ripete.


Nino Di Matteo escluso dalla corsa alla Direzione Nazionale Antimafia”. Chiunque abbia una minima idea di chi è Nino Di Matteo a queste parole è rimasto a bocca aperta. Come può un magistrato che in tutta la sua carriera si è occupato di mafia, che ha iniziato a lavorare indagando sulla strage di Capaci, sugli omicidi di Rocco Chinnici e Antonino Saetta, che è titolare dell’indagine sulla trattativa Stato – Mafia non avere l’esperienza necessaria per dirigere l’azione nazionale nella lotta alla mafia? Senza contare il fatto che è diventato da ormai molto tempo mira delle cosche, tanto da dover vivere sotto scorta come fecero Falcone e Borsellino. Può davvero quest’uomo essere tacciato di non essere in grado di tale ruolo?

Guardando agli altri candidati, quelli che sono stati scelti, non si può certo dire che siano stati scelti dal nulla, sono tutti magistrati di un certo spessore e sicuramente adatti al loro ruolo. Ma davvero hanno dei curricula superiori a quello di Di Matteo? La risposta ci viene spontanea, ed è sicuramente un no. E la ragione per tali scelte ci appare altrettanto diretta: Di Matteo è un personaggio scomodo. Ci sembra che si sia consolidata ormai la prassi nel CSM di fare scelte in cui la politicità dei candidati sia più rilevante dell’esperienza e dell’anzianità all’interno della magistratura. Già con la scelta di Lo Voi alla Procura di Palermo questo dubbio si era insinuato, ora con questa assurda esclusione il dubbio è diventato una certezza.


E’ davvero questo ciò di cui ha bisogno la giustizia italiana per funzionare? Davvero bisogna lasciare nell’ombra quei pochi magistrati che tentano di trovare la verità, anche a costo di mettere in subbuglio la vita di palazzo? Le parole pronunciate da Borsellino, ormai ben 23 anni fa, nei giorni successivi all’omicidio di Giovanni Falcone, ci sembrano più attuali che mai: 
Giovanni ha cominciato a morire tanto tempo fa. Questo paese, questo Stato, la magistratura che forse ha più colpe di ogni altro, cominciarono a farlo morire nel gennaio 1988, quando gli fu negata la guida dell'Ufficio Istruzione di Palermo.” 


La storia dovrebbe insegnarci a tutelare le persone quando sono ancora vive. 

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