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Partito Repubblicano al 47o congresso: la smorfia napoletana non aiuta!

Congresso del Pri. Foto di Marco Piccinelli
Con il glorioso ma piccolo - ormai piccolissimo - Partito Repubblicano Italiano (vedi Wikipedia) il nostro infoblog Nuova Repubblica ha più che altro un termine in comune. Ci piace però ricordare un po' di storia, lontana e recente, ragionando di sfumature politiche ormai andate in disuso nei media tradizionali (che ormai si limitano al nome Matteo e poco più). Il partito repubblicano (che non ha a che fare con quello Usa se non nel nome) va al suo congresso numero 47. Ci auguriamo che non siano superstiziosi perché nella smorfia napoletana il 47 non è un numero appagante (vedi immagine)!

Centocinquantasei delegati sebbene in sala - in tutti e tre i giorni di celebrazione del congresso - non si arrivi a quelle cifre. Tre giorni di dibattito, mozioni, appelli e nonostante il partito (sito del Pri)  non sia in buona salute, voglia di ripartire.

La storia dei repubblicani si perde ‘nella notte dei tempi’ della politica del Paesele vicende dell’edera (il simbolo del Pri) si intrecciano con quelle delle brigate Giustizia e Libertà, quindi del Partito D’Azione, della cultura liberal-socialista che l’Italia - in buona sostanza - non ha mai visto realmente. Prima ancora nelle lotte dei lavoratori e braccianti con le cosiddette cooperative gialle (contrapposte a quelle rosse socialiste e comuniste) e tornando indietro al 1800 troviamo Giuseppe Mazzini e la Repubblica Romana che scacciò per pochi mesi il potere temporale della Chiesa, creando una Costituzione moderna.
 
Si intreccia, quella del partito repubblicano, anche con la storia del Partito Comunista Italiano: Palmiro Togliatti lo definì «piccolo partito di massa» e nei racconti di chi ha vissuto gli anni '50 e '60, da militante del Pci o del Pri, è frequente il ricordo dell'edera fianco della falce e martello (per non parlare delle battaglie in Emilia Romagna ai tempi della prima guerra mondiale, fianco a fianco, dell'allora repubblicano Pietro Nenni - poi storico leader del partito Socialista Italiano - e del giovane socialista Benito Mussolini).


Foto del congresso del partito repubblicano italiano. Scatto di Marco Piccinell

Il Pri rappresentava quella cultura  liberal-socialista, democratica e profondamente antifascista che lo caratterizzava profondamente, almeno fino ad un certo momento della storia d'Italia.

Al congresso del Partito Repubblicano Italiano, dunque, c'era anche Corrado Passera, l'ex ministro del Governo Monti, ora presidente di Italia Unica, con cui il Pri sente di esservi estremamente vicino. «Ho trovato, come ho già detto a voce al dott. Passera, una perfetta assonanza nell'analisi sui problemi dell'Italia e un'altrettanto coerente valutazione su come intervenire; abbiamo un'analoga valutazione sulla crisi in atto del bipolarismo, sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale, con parole più aggressive, poi, ho detto che la riforma del senato è un 'caravan serraglio'», ha detto il coordinatore nazionale del partito repubblicano Saverio Collura dopo l'intervento di Passera al congresso.

Edera, dunque, che da tempo ha aderito all'Alde (il gruppo liberal-democratico al parlamento europeo): «l’Alde è il normale approdo dell’azione politica del partito, non si dimentichi che Mazzini parlava di Giovine Europa, quindi l’Alde è un passaggio ineludibile giacché in Italia è mancata la cultura europea-riformista e il Pri ne è un’espressione significativa: siamo in linea con il ‘piccolo partito di massa’ di togliattiana memoria», afferma Saverio Collura.
Congresso del Pri. Foto di Marco Piccinelli

Quindi la ricostruzione del ‘campo’ lib-dem è ritenuta necessaria«L’Italia ha bisogno come il pane della cultura liberal democratica: la crisi è frutto della bassa politica, noi infatti nel nostro slogan diciamo di voler costruire ‘l’altra politica’ e ‘l’alta politica’; il problema centrale, oggi, è che l’Italia ha bisogno di buona politica, siamo per l’alternativa» giacché «l’elettorato non deve percepirci come ‘il partito benpensante o di élite’ ma come ‘il partito dell’alternativa a questa situazione’, che sia radicale dal momento che vent’anni se li sono divisi dieci tra centrodestra e centrosinistra, è impensabile che siano quelle forze a traghettarci fuori dalla crisi».
Anche sui temi europei come la moneta unica il coordinatore nazionale repubbliano è chiaro nel corso del suo intervento: «Non è l’euro la causa dei nostri mali; anche se un sistema monetario così concepito ed articolato può non produrre tutte le condizioni necessarie per gestire con dinamismo le opportunità per ripristinare tempestivamente le condizioni preesistenti le crisi cicliche».
La ricomposizione del campo lib-dem si era tentata, in ogni caso, già prima delle elezioni europee, quando una serie di sigle (dalla Federazione dei Liberali a Fare per Fermare il Declino, dal Partito Federalista Europeo al Pli) si erano coalizzate nell'appello 'In cammino per cambiare', ma la galassia liberal-democratica non ha trovato una quadra e il progetto si è arenato.
Area che, in ogni caso, si era ricomposta assieme a tutte le sigle lib-dem per una dimostrazione sotto la sede della Rai che aveva come tema centrale l'autonomia della televisione pubblica dai partiti politici.
Nel corso del congresso, infine, prendono la parola Marco Pannella, Niccolò Rinaldi e altri ospiti che si susseguono nelle tre giornate repubblicane, al Church Palace, per portare il proprio saluto ai congressisti.

I repubblicani ritorneranno protagonisti della vita politica italiana come fu con Giuseppe Mazzini o durante la Prima Repubblica?
 

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