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Il turismo cinese, tra cultura e amicizia

CINA E TURISMO - sono tanti e disposti a spendere, amano l'Italia e la rispettano. L'unico problema è che non conosciamo bene le esigenze turistiche dei cinesi, nemmeno il loro stile, per cui l'Italia non è attrattiva per loro quanto potrebbe. Cominciando da come funzionano i loro social network rispetto a quelli occidentali.


turisti cinesi a roma
Cinesi a Roma. Immagine da cina.quotidiano.net

Statisticamente sono circa 100.000.000 i cinesi che escono dalla Cina in qualità di turisti, dal 2001 al 2013, e sono circa 500.000 quelli che arrivano in Italia. La Cina oggi, a tutti gli effetti, può essere considerata non un semplice paese ma un “mondo” che usa una struttura logica diversa dalla nostra, oltre a una lingua e a una cultura che appaiono totalmente diverse da quelle di noi occidentali.



La differenza tra Oriente e Occidente, infatti, sta tutta qui: i cinesi sono stati istruiti, nella loro cultura, alla ricerca dell’armonia e dell’equilibrio, non alla filosofia aristotelica occidentale, profondamente razionale, logica e pedante. La Repubblica cinese esiste dal 1912 e noi non sappiamo quasi niente della Cina; questo accade un po’ perché, specialmente in Italia, c’è parecchio pregiudizio nei confronti dei cinesi, un po’ perché, per l’appunto, la differenza culturale e filosofica che divide i cinesi dagli europei è abissale.

Dobbiamo entrare nell'ottica delle idee che i cinesi sono un’opportunità economica straordinaria per noi europei. Gli italiani però, come testé detto, sono prevenuti (spesso ingiustamente) nei loro confronti e, pertanto, li temono. Ne consegue che, nel caso dell’Italia, quando i turisti cinesi investono nel nostro paese, molto spesso sono respinti proprio perché si è diffidenti nei loro confronti. In realtà la Cina è un grande aeromobile che sta decollando. Il problema grosso, alla base di tutto questo discorso, è che l’Italia non è il paese più idoneo ad accogliere i cinesi. Forse non abbiamo né la volontà né le basi per adattarci alla loro cultura e alle loro tradizioni.

A sentire esperti del settore turistico si comprende come gli albergatori e i ristoratori debbano conformarsi alla cultura dei cinesi, non solo per invogliarli a venire in Italia ma anche per accrescere, nel contempo, il grado di reputation delle loro strutture; reputation è un termine appartenente al mondo turistico stante ad indicare la reputazione che ha un luogo, ovverosia la capacità di far parlare di sé in senso positivo. Secondo alcuni, infatti, i cinesi, delusi dalla mancanza di conformazione di noi italiani alla loro cultura, ritengono che, all'entrata dei negozi, qui in Italia manchi la cortesia da parte dei negozianti.

Quest’atteggiamento di alcune persone nei loro confronti porta quindi a una carenza di turisti cinesi in Italia; tale dato oltre a essere paradossale è anche sconfortante, se si pensa che negli Anni ’60 il Boom economico italiano sì rinvigorì grazie a un’altra risorsa orientale, i giapponesi.  Oggi, per cui, si può dire che di occasioni perse, in merito ai rapporti con la Cina, da parte di noi italiani, ce ne sono state tante. Tutto ciò avviene perché non conosciamo i nostri interlocutori. L’errore precipuo che si compie è quello di considerare la Cina un obiettivo economico; ciò è sbagliato se si pensa tra l’altro che i cinesi ci ammirano e ci stimano, perché ci ritengono gli eredi dell’Impero Romano e quindi appartenenti a un ambito storico-culturale che ha controbilanciato il loro. L’Impero Romano e l’Impero Cinese, infatti, non si sono mai incontrati storicamente parlando.

turisti cinesi a Pisa
Classica foto di sostegno alla torre di Pisa. Foto da chinesetouristagency.com

Tuttavia, forse si può dire che noi italiani abbiamo un ascendente sui cinesi, che risponde al nome di Matteo Ricci. Matteo Ricci era un missionario gesuita di Macerata che arrivò in Cina nel 1601. La profonda ammirazione (quasi venerazione) che il popolo cinese nutre nei suoi riguardi verte sull'immagine del medesimo come simbolo del filosofo occidentale, saggio e pronto al confronto, portante con sé un bagaglio di conoscenze e di concetti eruditi da insegnare ai cinesi stessi. L’Imperatore cinese dell’epoca, invero, adorava questo missionario, che lo informava su come si costruivano gli orologi, su come avvenivano le eclissi e su tante altre cose. Matteo Ricci aveva dunque capito che per conquistare il cuore dei cinesi bisognava costruire un rapporto di amicizia e di rispetto. Ricci portò in Oriente la geometria, la filosofia, la saggezza tutta italiana di quel tempo, tutte cose che lo rendono ancora oggi profondamente degno d’encomio da parte dei cinesi.

Orbene, che cosa vorrebbero i cinesi in sostanza, per quanto concerne il rapporto con noi italiani? Che si edificasse una cornice di dialogo politico, di amicizia e di rispetto; perché l’amicizia per i cinesi non è soltanto un valore, ma anche un fattore sine qua non. Questo incontro politico basato sul dialogo dovrebbe avvenire nonostante non siamo concordi con loro su certi argomenti. Addentrandoci nell'ambito prettamente turistico, il succo di tutto questo discorso, notiamo come alcune associazioni italiane abbiano certificato il protocollo Welcome Chinese, che prevede, dal punto di vista alberghiero, strutture più ospitali per i cinesi e un’accoglienza più idonea al loro impianto valoriale. Questo protocollo, infatti, si è certificato per entrare nelle loro culture.

Per quanto concerne il discorso relativo all’E-commerce, fondamentale branca dell’informatica di cui fa parte anche il turismo online, vedremo qui di seguito cosa si può fare con i social network per promuovere la nostra economia in Cina. Come detto sopra, bisogna conoscere il proprio interlocutore, chi si ha davanti. Se vogliamo davvero fare in modo che le vendite, nell'ambito del turismo, siano adatte e corrette, dobbiamo cominciare a ragionare sulle profilazioni diverse dei viaggiatori che provengono da questo paese.


Una differenza sostanziale tra il nostro tipo di turismo e il turismo cinese è la seguente: noi come soggetti intermediari abbiamo i tour operator e le agenzie di viaggi, ma riserviamo al turismo online un ordine preferenziale, coprendo esso l’80% della domanda turistica; i cinesi, invece, anche per gli acquisti online hanno bisogno di un mediatore, di un intermediario. Noi, nel settore turistico, abbiamo a che fare tendenzialmente con quattro categorie linguistiche che entrano negli alberghi italiani:

  • Daigou: (gli ex studenti dell’Istituto Marco Polo che hanno già studiato in Italia, nati in Italia, la maggior parte di essi a Prato).
  • Dakehu: rappresentano le persone dalle grandi possibilità economiche, come i cosiddetti Guamyan, funzionari politici che viaggiano molto di frequente ma che non hanno una grande conoscenza delle altre lingue (di solito più anziani dei precedenti, circa quarantenni o cinquantenni e appartenenti a piccoli gruppi composti dalle 3 alle 5 persone). Sempre in questa categoria vi sono anche i Baofahu, businessman dalla personalità più alla mano, che arrivano dal Sud della Cina e che sono molto attirati dallo stile di vita italiano; sono in Europa per gli affari ma anche perché molto interessati allo shopping. Questa categoria, infatti, viene in Italia e scopre il nostro Made in Italy per essere originale.
  • Xiao huangdi: sono la categoria dei figli unici. Si tratta di ragazzi dai 20 ai 30 anni che parlano molto bene l’inglese, che fanno viaggi romantici e che, come la categoria precedente, sono spinti verso il Made in Italy.
  • Dazhong (Groups “mass tourism”). Essi hanno delle difficili relazioni con gli europei, in quanto non parlano per niente l’inglese, hanno abitudini diverse, non sono solo turisti, si spostano in gruppi numerosi e dipendono da leader; in sostanza, essi vedono nella guida turistica una persona cui dare autorità


capodanno cinese roma
Festeggiamenti del Capodanno cinese a Roma, piazza del Popolo. Foto: images.china.cn

In quest’ambito il Lingdui può essere considerato la persona più anziana, quella più saggia. L’anzianità in Cina è considerata un ragguardevole valore sociale. Orbene, per quanto concerne il settore del marketing, i cinesi tra Heritage e Modernity non prediligono nessuna delle due categorie, in quanto, secondo loro, né l’una né l’altra incide sugli acquisti. Rivolgendo l’attenzione al prodotto turistico che offriamo loro, notiamo che variano le impressioni che hanno i cinesi di noi italiani; tale variazione, infatti, dipende sia dal prodotto turistico offerto loro sia dalla nostra capacità di relazionarci con i medesimi.

Per quanto riguarda invece i social network, in Cina Google non esiste; al suo posto c’è Baidu, che ha tuttavia le stesse funzioni di Google. La particolarità dei cinesi, nel settore dei social media, consiste nel tradurre tutto ciò che cercano su Internet nella loro lingua (curiosa è la traduzione in cinese del nome Montblanc, che nella loro lingua significa “10.000 tesori”). Il selfie da loro è chiamato zipai, ed ha un’applicazione commerciale. Lo scenario europeo dei social network in Cina non esiste assolutamente, perché loro hanno una diversa concezione dell’utilizzo di questi ultimi: essi, infatti, tra i tanti scopi che hanno, devono fungere da aiuto ai viaggiatori cinesi negli aeroporti, tanto per fare un esempio. I cinesi, per cui, usano bene i social network, attraverso le loro tre famose virtù: pazienza, presenza e prudenza (le cosiddette tre p cinesi).

Inoltre, il 95% dei cinesi che fanno acquisti online ritiene che un’azienda funzioni al meglio quando utilizza sistemi di microblogging, ovverosia specie di sistemi di instant messaging più evoluti dei nostri. I due più famosi sistemi di microblogging cinesi sono Wechat (l’equivalente del nostro Whatsapp, prima chiamato Weibo) e Alibaba, che è l’e-Bay cinese, in sostanza. Inoltre è curioso il fatto che i cinesi non abbiano Facebook; anche in questo caso, infatti, esiste un surrogato: Q.Q, anche se il primo vero Facebook cinese è stato renren.com. Stessa identica cosa per quanto riguarda il nostro You Tube, da loro chiamato Youku. Sempre nel settore dell’E-commerce, interessante è anche l’equivalente del nostro Amazon, e cioè Taobao, contenente circa 800.000.000 di prodotti e comprendente 48.000 transazioni.

In conclusione, occorre ribadire come i suddetti valori dell’armonia e dell’equilibrio siano trasmessi impeccabilmente non solo nel mondo dei social media, ma anche in quello dell’E-commerce. Infatti, nell’E-commerce il prodotto deve essere idoneo al mercato cinese, il marchio deve essere translitterato in caratteri e la capacità di chi offre il prodotto deve consistere nella possibilità di comunicare all'acquirente il medesimo, proprio perché, a differenza nostra, i cinesi non guardano tanto alle prestazioni del prodotto quanto alla qualità della vita determinata dallo stesso.

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