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Salvini gioca 'al furbo' mentre sdogana Casapound


Foto dalla pagina facebook della Lega Nord - Padania

La manifestazione romana di Matteo Salvini, il presunto leader di un fronte nazionalista italiano in stile Marine Le Pen, si è conclusa senza scontri. Anche la contromanifestazione anti Salvini è andata liscia, nonostante il corteo partisse da piazza Vittorio (nel quartiere multietnico Esquilino) a pochi metri dalla sede di Casapound, presente a piazza del Popolo con Salvini. I motivi per cui per giorni i media ne hanno parlato si sono - fortunatamente - sgonfiati. La destra nazionalista si è raccolta in una piazza riempita solo in parte, però quanto basta per non parlare di un fallimento. Presenti, oltre ai fascisti di Casapound, anche i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni (non a caso ormai per identificare un partito dobbiamo nominare anche il leader).


La Lega Nord (- Padania) è un po' che flirta con Casapound, dalle elezioni europee 2014 dove è incominciato il nuovo corso salviniano, quello della capriola all'indietro per far dimenticare gli slogan antimeridionali e contro Roma (lo slogan "Prima il Nord" è della recente era Maroni, e Roma ladrona indicava anche i lavativi romani nullafacenti). Parliamo dei tempi in cui Mario Borghezio veniva proprio a piazza Vittorio o veniva insultato a Tor Pignattara, altro quartiere multietnico della capitale, in cerca di quei voti che gli hanno permesso di essere rieletto europarlamentare. Come portavoce e assistente aveva un appartenente al partito dei fascisti del terzo millennio (quelli che per i marò erano pronti a dichiarare guerra all'India, una potenza nucleare con testate atomiche) che lo ha accompagnato successivamente anche nel quartiere periferico di Tor Sapienza dopo gli ormai famosi scontri con gli immigrati.

Borghezio con Simone Di Stefano di Casapound

La nuova Lega che usa sempre meno il verde nordista aveva bisogno di referenti locali per permeare il territorio di Roma e del Sud e sembra che piano piano ci stia riuscendo. Persino Fratelli d'Italia si è accodato a Matteo Salvini, dopo un periodo di distanza nella speranza di trovare il giusto spazio politico.

È tutto da dimostrare se sia stato più furbo il leghista Salvini o il casapoundino Simone Di Stefano. Eh sì, perché la Lega vola al 15 per cento dei voti secondo i sondaggi, mentre Casapound non riesce ad arrivare all'uno. In prospettiva una simile alleanza nazionalista (al momento con il simbolo delle spighe di grano di Sovranità), prefigurando un fallimento della strategia di Salvini, aprirebbe le porte di centinaia di migliaia di voti ad altre formazioni politiche come, appunto, Casapound e Fratelli d'Italia. Salvini, di fatto, sta sdoganando voti che finora erano rimasti rinchiusi in una nicchia per ovvi motivi. Se in futuro a Roma riuscirete a vedere un consigliere comunale di Casapound ora sapete che dovrete ringraziare la Lega Nord di Matteo Salvini e Mario Borghezio.

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