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Caro giornalista, non farti sfruttare (parafrasando Gramellini)



Il giornalista Massimo Gramellini nella puntata di Che Tempo che fa di sabato 7 febbraio 2015 parla del fatto che alcuni giornali europei, tra cui il suo La Stampa, hanno dato la notizia del pilota giordano arso vivo e così ucciso dall'Isis, senza usare in home page una foto del macabro gesto. Lo ha giustificato dicendo che l'Isis sta usando in maniera emotiva, per suscitare rabbia e reazione e fare il loro gioco, quindi alcuni giornali non sono stati al loro gioco, alle loro regole, ai loro piani.

Sono d'accordo. Il giornalismo non può farsi infinocchiare da chi agisce e si muove per far fare, dire, pubblicare ai media ciò che vogliono. Allora perché non si è fatto finora lo stesso ragionamento per Berlusconi, Grillo e Renzi? Anche loro hanno usato lo schema "dico cose per farle finire sui media perché i media non potranno farne a meno, quindi faranno ciò che io voglio".
Prendiamo un Berlusconi di attualità:

“Per come si sta delineando la nuova legge elettorale, con una sola camera eletta dal popolo, con il terzo premier non eletto dagli italiani, avvertiamo il rischio che vengano meno le condizioni indispensabili per una vera democrazia che ci si possa avviare verso una deriva autoritaria”.

Berlusconi usa il termine deriva autoritaria non a caso, per un processo di riforme che ha finora appoggiato, con una legge elettorale che ha fino a poco tempo fa appoggiato, una sola Camera che ora è un problema ma prima "erano le nostre riforme". Usa quel termine perché vuole che i media ne parlino, perché spesso si è accusato Berlusconi stesso di derive autoritarie, innescando il meccanismo della notiziabilità che i media hanno sempre fatto fatica a disinnescare in queste situazioni.

Però, come dice Gramellini, un esempio come questo indica che venendo a conoscenza delle intenzioni di chi vuol spingerti a rendere notiziabile qualcosa che non lo è, tu giornalista, tu direttore puoi, anzi devi rifiutarti di farne una prima pagina, o un semplice articolo, per tenere al centro del dibattito pubblico questo o quel personaggio.

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