Passa ai contenuti principali

Lo straniero siamo noi.

Albert Camus, lo straniero e il senso oppressivo dell'omologazione: finestra sul filosofo francese e la sua opera Etranger dove analizza il conformismo della collettività che mangia l'individualismo della libera personalità
“…tout m’est étranger, tout, sans un être à moi, sans un lieu où refermer cette plaie. Que fais-je ici, à quoi riment ces gestes, ces sourires? Je ne suis pas d’ici – pas d’ailleurs non plus. Et le monde n’est plus qu’un paysage inconnu où mon cœur ne trouve plus d’appuis. Étranger, qui peut savoir ce que ce mot veut dire…” 
"...tutto mi è estraneo, tutto, senza un essere, senza un luogo dove richiudere questa ferita. Cosa faccio qui, a cosa alludono questi gesti, questi sorrisi? Io non sono di qua  - né di altrove. E il mondo non è che un paesaggio sconosciuto dove il mio cuore non trova più appoggio. Straniero, chi può sapere cosa questa parola vuol dire..."

Con queste parole Albert Camus introduce nei Carnets quello che sarebbe stato il tema dominante di tutta la sua opera, l'étrangeté, l'estraneità. La distanza tra il singolo e la massa, tra l'individuo e la società, è un argomento che pur avendo illustri interpreti anche nei secoli precedenti, ha trovato in Camus e nel suo Etranger la sua massima espressione. Questo breve testo, breve ma intriso di significato e spunti di riflessione, ha segnato un vero e proprio spartiacque nella cultura francese, da sempre impegnata nella causa sociale e da sempre vista come una letteratura "engagée" (coinvolta, letteralmente), ma che solo con Camus e quella che è la sua corrente letteraria, l'esistenzialismo, raggiunge il suo apice.


In queste righe tuttavia non ci interessa trattare della portata innovatrice in senso letterario di questo testo, ma piuttosto ci interessa riscontrarne l'attualità. Quanti di noi potrebbero negare, oggi, di essere vittima di un senso di omologazione? Quanti di noi potrebbero affermare con certezza di non stare subendo in qualche modo l'influenza della collettività? Nessuno può sfuggire a questo meccanismo, tutti, volenti o nolenti, entriamo all'interno di questo ingranaggio che ci ingloba, ci fagocita, mangia la nostra individualità e la mette a suo servizio, rendendoci "estranei" rispetto a noi stessi.

Questo è solo uno degli aspetti dell'estraneità di cui Camus parla, l'altro, quello ancor più lampante nel mondo che ci circonda è quello che viviamo nello sciagurato caso in cui la nostra indole ci porti ad essere anticonformisti. A quanto pare, nella società del 1940 così come nella nostra, non c'è niente di più grave di non riconoscere le norme sociali. Ne l'Etranger questo passa da un mancato pianto al funerale della propria madre, al giorno d'oggi potremmo vederla in una vignetta un po' meno politically correct del solito. Questi fattori sono talmente discordanti rispetto a quella che è la gabbia sociale costruita su secoli di consuetudini e norme non scritte che portano inevitabilmente la massa a reagire, e la reazione ha una sola forma: l'espulsione. Quello che Camus sembra proporci è una riflessione su una domanda fondamentale: meglio perdere se stessi o l'approvazione altrui? Ad ognuno la propria risposta. 

Post popolari in questo blog

I "riders" si incontrano domenica a Bologna

Riders, in questo caso, non sta per centauri o motociclisti ma per coloro i quali effettuano consegne in bicicletta per piattaforme come JustEat, Glovo, Foodora, Deliveroo e chi più ne ha più ne metta. Ciclo-fattorini, chiamiamoli così, i lavoratori collegati tramite app a una delle piattaforme sopracitate che consegnano in bicicletta il cibo di ristoranti convenzionati direttamente a casa di chi ne fa richiesta. Il fenomeno è in vertiginosa espansione e, come spesso accade, di fronte ad un'ascesa così repentina si nascondono ombre lunghe.
Nella nota diffusa via Facebook dalla pagina Riders Union Bologna si legge:  «Sono ormai due anni che in tutta Europa i riders dei servizi di food delivery via app hanno alzato la testa e reclamato diritti e retribuzioni migliori. In tante città sono nati spontaneamente gruppi o collettividi lavoratori e lavoratrici che hanno smascherato la retorica delle piattaforme secondo la quale la cosiddetta gig economy sarebbe fatta di lavoretti volutame…

L'alzheimer contemporaneo di Grillo che cancella la memoria del suo blog

Di Marco Piccinelli - La notizia, chiamiamola così, che è stata tra le più rimbalzate negli aggiornamenti dei siti web delle testate giornalistiche italiane degli scorsi giorni è il restyling del «Blog di Beppe Grillo», emanazione della società unipersonale «Beppe Grillo srls». Di per sé non sarebbe una grande notizia, anche perché di fatto non lo è. Tuttavia è bene soffermarsi su un aspetto di questo cambiamento.

Internet?
Il Beppe-nazionale non è nuovo a stravolgimenti o cambiamenti o anche menzogne dal punto di vista internettiano e tecnologico, il suo nuovo portale rispecchia fedelmente questa sua tendenza: eloquio, anche fuori luogo, di cosetecnologiche, spesso sconnesse fra di loro, che dovrebbero evocare un futuro possibile e immaginabile nei confronti dell'ascoltatore/lettore. Non solo post, infatti: torneranno ad essere presenti i video, come i bei vecchi tempi del blog gestito da Gianroberto Casaleggio, ma caricati su YouTube e non sulla piattaforma interna del sito…

Afrin, i curdi delle YPG resistono agli attacchi dell'esercito turco

Continuano incessanti i combattimenti nel cantone di Afrin e nelle colline attorno la città fra Esercito Turco e YPG/YPJ, le Unità di Protezione del popolo degli uomini e delle donne curde. Il 28 gennaio, in un comunicato ufficiale, le YPG hanno comunicato di aver condotto una «operazione speciale» in cui le forze curde «sono riuscite a riprendere le posizioni che erano state precedentemente occupate dall’Esercito occupatore turco, coadiuvato dal supporto dei terroristi affiliati ad esso».

Nel corso dell’operazione «gli sforzi delle truppe turche si sono concentrati, così come quelli dei gruppi terroristici affiliati (Al Qaida, Al Nusra e Faylaq al-Sham), si sono concentrati sulla collina Kevire Kerr», nel distretto di Rajo, cantone di Afrin, «al fine di riprenderne il controllo». Per farlo, continua il comunicato, l’esercito turco «ha usato ogni tipo di bombardamento dall’aria, includendo jet, elicotteri e bombe al napalm, bandite a livello internazionale».


Nonostante gli sforzi mi…