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L'altro Matteo



- Inauguriamo la sezione "Opinioni" di NuovaRepubblica, in cui capiterà qualche caratterizzazione del discorso in base al punto di vista del blogger redattore. - 
La redazione


Matteo Salvini è l'altro matteo, perché di Matteo, fino ad ora, c'è stato solo Renzi. Il neo segretario del Partito Democratico e Presidente del Consiglio dei Ministri, era lui il Matteo, il ragazzo, sebbene abbia già una moglie e tre figli.

Salvini, dunque, da qualche mese è entrato prepotentemente a far parte, della quotidianità della comunicazione televisiva: il suo profilo Twitter ha segnato un incremento di followers notevole così come, in generale, tutti i suoi riferimenti social hanno incrementato i contatti.


La Lega Nord assume, quindi, un tratto di carattere nazionale e nazionalista nel senso più generale del termine o, ‘semplificazionista’, come ha scritto Giacomo Giglio su sinistraineuropa.it: «Il posizionamento del leader leghista è profondamente connaturato a quello che è diventata la politica italiana: una continua corsa al “semplificazionismo” (volendo usare un orribile neologismo), all’offerta di soluzioni politiche comprensibili e che siano comprimibili in uno slogan da social network. Questa tendenza, in verità, è presente ormai in tutto l’Occidente: oggigiorno un politico, per raccogliere consensi, deve esprimersi in termini parossistici e al limite del caricaturale».

Matteo Renzi ha assunto la funzione di tritacarne o assopigliatutto del consenso politico, come da molti angoli viene riconosciuto: anche da destra, d’altra parte, gli vengono attribuiti determinati meriti.
Il Presidente del Consiglio, però, non poteva avere come contraddittorio la voce di Berlusconi, giacché è formalmente suo alleato nell’ormai famosissimo Patto del Nazareno: la voce leghista sarebbe stata ottimale come pungolo alle politiche governative.

Lo ha scritto anche LorisCaruso su ‘Il Manifesto’ del 22 novembre: «Il segre­ta­rio della Lega è inin­ter­rot­ta­mente in tele­vi­sione, spesso due volte al giorno, dalla cam­pa­gna elet­to­rale per le euro­pee. Non può essere solo per­ché «fa audience» (fa audience?). Dopo, ci si pro­duce in con­ti­nue ana­lisi sul per­ché la Lega cre­sca nei son­daggi, cele­brando le doti del lea­der, le sue abi­lità comu­ni­ca­tive, la sua bra­vura ad inter­cet­tare gli umori popo­lari. La Lega cre­sce per­ché Sal­vini è in tele­vi­sione due volte al giorno. Una parte secon­da­ria del merito va anche alla sua capa­cità di indi­vi­duare poche chiare que­stioni per posi­zio­narsi sul mer­cato (No all’Euro e all’immigrazione). Ma nes­suno se ne accor­ge­rebbe se non ci fosse la prima condizione».

L’altro Matteo, parafrasando quasi il nome della lista delle elezioni europee che vedeva insieme Sel, Prc e ‘sinistra diffusa’, è necessario al Matteo di Governo: l’uno è funzionale all’altro perché se da una parte Renzi si vuole mostrare ‘sì piacente’ dall’altra deve avere un contrattacco potente.
Che sia sufficientemente in grado, inoltre, di intercettare una vasta porzione di corpo elettorale. Masochismo renziano? No: programma politico di gestione del consenso politico, più semplicemente.

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