Passa ai contenuti principali

Gli effetti dell'attacco a Charlie Hebdo


  1. Farci venire naturale l'assioma musulmano=violento e pericoloso.
  2. Costringerci a schierarci non tanto per qualcosa ma contro qualcuno.
  3. Fare il trasferimento della nostra paura dal vero obiettivo a una indistinta generalizzazione. Come fidarsi di un islamico? Chi mi assicura che quella persona non simpatizza per Isis?
  4. Creare una dicotomia noi/loro.
  5. Unirci contro un obiettivo e dimenticare tutti gli altri.
  6. Sentirci baluardi della libertà e della democrazia quando fino all'altro giorno lamentavamo l'oppressione della libertà e la scarsità della democrazia.
  7. Parlare di guerra e di difesa della civiltà cristiana contro quella musulmana.
  8. Riavvolgere il nastro al 12 settembre 2001: 14 anni buttati al vento.
  9. Creare un clima di odio e tensione tutto concentrato come un raggio laser verso chiunque provi a parlare arabo e a chinarsi a terra in direzione La Mecca.
  10. Far allontanare alcuni musulmani dalla nostra società occidentale e da una vita tranquilla verso l'estremismo e la violenza.
  11. Trovarci nuovi focolari interni.
  12. Aumentare i finanziamenti verso la sicurezza in stile Grande Fratello o i finanziamenti per eserciti e armi.
  13. Favorire chi specula sulle nostre paure per questioni geopolitiche, di potere e di soldi.

Vignetta del giornale satirico Charlie Hebdo

In una Nuova Repubblica le religioni sono accettate ma nel segno della laicità dello Stato, che tutti i cittadini devono rispettare. In una Nuova Repubblica non si accetta la censura e l'intolleranza mentre la satira è benvenuta anche quando ci fa storcere il naso, perché è la capacità di farci pensare e quella di criticare il potere che dobbiamo considerare sacra.

In una Nuova Repubblica la redazione di Charlie Hebdo sarebbe ancora al completo.





Post popolari in questo blog

I "riders" si incontrano domenica a Bologna

Riders, in questo caso, non sta per centauri o motociclisti ma per coloro i quali effettuano consegne in bicicletta per piattaforme come JustEat, Glovo, Foodora, Deliveroo e chi più ne ha più ne metta. Ciclo-fattorini, chiamiamoli così, i lavoratori collegati tramite app a una delle piattaforme sopracitate che consegnano in bicicletta il cibo di ristoranti convenzionati direttamente a casa di chi ne fa richiesta. Il fenomeno è in vertiginosa espansione e, come spesso accade, di fronte ad un'ascesa così repentina si nascondono ombre lunghe.
Nella nota diffusa via Facebook dalla pagina Riders Union Bologna si legge:  «Sono ormai due anni che in tutta Europa i riders dei servizi di food delivery via app hanno alzato la testa e reclamato diritti e retribuzioni migliori. In tante città sono nati spontaneamente gruppi o collettividi lavoratori e lavoratrici che hanno smascherato la retorica delle piattaforme secondo la quale la cosiddetta gig economy sarebbe fatta di lavoretti volutame…

L'alzheimer contemporaneo di Grillo che cancella la memoria del suo blog

Di Marco Piccinelli - La notizia, chiamiamola così, che è stata tra le più rimbalzate negli aggiornamenti dei siti web delle testate giornalistiche italiane degli scorsi giorni è il restyling del «Blog di Beppe Grillo», emanazione della società unipersonale «Beppe Grillo srls». Di per sé non sarebbe una grande notizia, anche perché di fatto non lo è. Tuttavia è bene soffermarsi su un aspetto di questo cambiamento.

Internet?
Il Beppe-nazionale non è nuovo a stravolgimenti o cambiamenti o anche menzogne dal punto di vista internettiano e tecnologico, il suo nuovo portale rispecchia fedelmente questa sua tendenza: eloquio, anche fuori luogo, di cosetecnologiche, spesso sconnesse fra di loro, che dovrebbero evocare un futuro possibile e immaginabile nei confronti dell'ascoltatore/lettore. Non solo post, infatti: torneranno ad essere presenti i video, come i bei vecchi tempi del blog gestito da Gianroberto Casaleggio, ma caricati su YouTube e non sulla piattaforma interna del sito…

Afrin, i curdi delle YPG resistono agli attacchi dell'esercito turco

Continuano incessanti i combattimenti nel cantone di Afrin e nelle colline attorno la città fra Esercito Turco e YPG/YPJ, le Unità di Protezione del popolo degli uomini e delle donne curde. Il 28 gennaio, in un comunicato ufficiale, le YPG hanno comunicato di aver condotto una «operazione speciale» in cui le forze curde «sono riuscite a riprendere le posizioni che erano state precedentemente occupate dall’Esercito occupatore turco, coadiuvato dal supporto dei terroristi affiliati ad esso».

Nel corso dell’operazione «gli sforzi delle truppe turche si sono concentrati, così come quelli dei gruppi terroristici affiliati (Al Qaida, Al Nusra e Faylaq al-Sham), si sono concentrati sulla collina Kevire Kerr», nel distretto di Rajo, cantone di Afrin, «al fine di riprenderne il controllo». Per farlo, continua il comunicato, l’esercito turco «ha usato ogni tipo di bombardamento dall’aria, includendo jet, elicotteri e bombe al napalm, bandite a livello internazionale».


Nonostante gli sforzi mi…